Specializzati al sostegno all’estero: grandi novità dal Parlamento Europeo

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Specializzati al sostegno all’estero: grandi novità dal Parlamento Europeo

Per i docenti che hanno conseguito la specializzazione sul sostegno all’estero ci sono grandi novità che arrivano dal Parlamento Europeo. E’ stata infatti dichiarata ricevibile la petizione presentata contro lo Stato Italiano per violazione delle Direttive Comunitarie.

Lo scorso 22 novembre, con provvedimento D501, il capo Unità del Parlamento Europeo ha registrato ufficialmente una petizione e una denuncia in Commissione Europea presentata da uno studio legale e da un sindacato italiani a nome di numerose docenti. Questi ultimi, nonostante abbiano conseguito titolo di specializzazione sul sostegno all’estero, non possono usufruirne dei benefici lavorativi in Italia.

Si tratta nello specifico di docenti specializzanti in Romania e Spagna che hanno conseguito la specializzazione sul sostegno all’estero. Il Ministero competente non ha accolto la loro domanda di riconoscimento del titolo professionale ai fini della spendibilità dello stesso in Italia. Eppure, a questi docenti, dovrebbe spettare l’iscrizione negli elenchi aggiuntivi della I fascia delle GPS della provincia di appartenenza. Nonostante questo, a causa della condotta del Ministero italiano, i docenti in questione non possono insegnare.

La dichiarazione di ricevibilità cambia le cose

La dichiarazione di ricevibilità è un grande passo avanti in tal senso. Con essa si conferma infatti una violazione da parte del Ministero, ovvero quella del diritto di accesso alla professione docente tutelato dalla direttiva n. 36/2005 e dal D.lgs. n. 206/2007 attuativo. Si tratta di una norma che entra di diritto nel merito della libertà di circolazione previsto dall’art. 45 del TFUE. Il Ministro italiano, infatti, mette da parte l’obbligo che incombe sugli Stati membri in materia di reciproco riconoscimento dei titoli di studio acquisiti nei paesi dell’UE.

La dichiarazione di ricevibilità è dunque un segnale importante: mette in risalto, concretamente, un contrasto tra il principio di eguaglianza e non discriminazione nonché il principio dell’uniformità e la parità di trattamento. Evidenzia, inoltre, anche il principio di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione.

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