Si specializza sul sostegno in Romania: il Tar annulla il decreto di rigetto del Miur

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Si specializza sul sostegno in Romania: il Tar annulla il decreto di rigetto del Miur

L’ennesima sentenza a favore di un’abilitazione all’estero. Il TAR LAZIO SEZ.III BIS ha depositato in data 7 dicembre 2020 un’istanza di accoglimento del ricorso a favore di una docente specializzata nel percorso relativo al sostegno conseguito in Romania. Il Tar ha chiesto l’annullamento:

1) del decreto individuale di rigetto n°15981 del 8 settembre 2020 inviato alla ricorrente per email del 9/09/2020 , a firma della Dott.ssa Palermo dell’Ufficio VIII del MIUR nella parte in cui nel rinviare esplicitamente all’avviso n. 5636/2019 di rigetto del MIUR comunica alla ricorrente che “ L’art. 13, comma 1 e 3, della Direttiva comunitaria 2013/55/UE disciplina l’accesso alla professione regolamentata. Si comunica che la tipologia di formazione professionale da lei documentata viene considerata dall’Autorità competente rumena condizione necessaria ma non sufficiente al rilascio dell’attestazione di conformità da parte dell’autorità competente del medesimo Stato membro, come disposto dalla citata Direttiva europea” ;ed inoltre che la richiesta avanzata dalla S.V. non può essere accolta per il seguente motivo: Difetto dei requisiti di legittimazione al riconoscimento dei titoli, ai sensi della Direttiva 2013/55/UE, per l’esercizio della professione docente, conseguiti in paese appartenente all’Unione Europea, Romania nel caso di specie”.

2) dell’avviso-nota MIUR n. 5636/2019 del 2 aprile 2019 atto presupposto contenuto nel decreto di rigetto inviato alla ricorrente nel quale illegittimamente , “ …sono forniti chiarimenti anche sulle richieste di riconoscimento dei titoli di specializzazione per il sostegno e sulla mancata corrispondenza tra l’ordinamento scolastico rumeno nel quale il suddetto insegnamento rientra nell’ambito di insegnamento speciale in apposite scuole speciali e l’ordinamento italiano in cui è previsto che tale insegnamento sia svolto nelle classi comuni con il supporto dell’insegnante di sostegno, in violazione di principi comunitari e giurisprudenziali espressi dalla Corte di Giustizia Europea ;

3) di ogni altro atto presupposto, connesso, e consequenziale al decreto di rigetto individuale e all’ avviso n.5636/2019 non conosciuto;

Il Collegio della Sez.III BIS ha così motivato la sua scelta:

Ricorrono, quanto alla sottoposta vicenda contenziosa, i presupposti contemplati dal citato articolo 60 al fine di consentire un’immediata definizione della controversia mediante decisione da assumere “in forma semplificata”.

Al riguardo il Collegio intende uniformarsi al recente orientamento del Consiglio di Stato (sez.VI, n.1198/2020 e 2495/2020) il quale ha affermato che:

“- invero, l’argomento posto a base del contestato diniego si pone in contrasto con i principi e le norme di origine sovranazionale, i quali impongono di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, a condizione che “la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno” (cfr. ad es. Cge n. 675 del 2018); pertanto, una volta acquisita la documentazione che attesta il possesso del certificato conseguito in Romania, non può negarsi il riconoscimento dell’operatività in Italia, altro paese Ue, per il mancato riconoscimento del titolo di studio – laurea – conseguito in Italia;

– l’eventuale errore delle autorità rumene sul punto non può costituire ragione e vincolo per la decisione amministrativa italiana; ciò, in particolare, nel caso di specie, laddove il titolo di studio reputato insufficiente dalle Autorità di altro Stato membro è la laurea conseguita presso una università italiana. Piuttosto, le Autorità nazionali sono chiamate a valutare la congruità delle formazioni conseguite all’estero, nei termini chiariti dalla giurisprudenza europea e sopra richiamati.

– in tale ottica, le norme della direttiva 2005/36/CE , relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, devono essere interpretate nel senso che impongono ad uno Stato membro di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione previsti da tale direttiva e rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, a condizione che “la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno” (cfr. più di recente Corte giustizia UE , sez. III , 06/12/2018 , n. 675);

– per ciò che rileva nel caso di specie, va altresì richiamato l’art. 13 della direttiva 2013/55/Ue, che ha modificato la predetta direttiva 2005/36, rubricato condizioni di riconoscimento: “1. Se, in uno Stato membro ospitante, l’accesso a una professione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di determinate qualifiche professionali, l’autorità competente di tale Stato membro permette l’accesso alla professione e ne consente l’esercizio, alle stesse condizioni previste per i suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell’attestato di competenza o del titolo di formazione di cui all’articolo 11, prescritto da un altro Stato membro per accedere alla stessa professione ed esercitarla sul suo territorio. Gli attestati di competenza o i titoli di formazione sono rilasciati da un’autorità competente di uno Stato membro, designata nel rispetto delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di detto Stato membro”. A propria volta il successivo comma 3 statuisce: “3. Lo Stato membro ospitante accetta il livello attestato ai sensi dell’articolo 11 dallo Stato membro di origine nonché il certificato mediante il quale lo Stato membro di origine attesta che la formazione e l’istruzione regolamentata o la formazione professionale con una struttura particolare di cui all’articolo 11, lettera c), punto ii), è di livello equivalente a quello previsto all’articolo 11, lettera c), punto i).” Pertanto, a fronte della sussistenza in capo a parte appellante sia del titolo di studio richiesto, la laurea conseguita in Italia (ex sé rilevante, senza necessità di mutuo riconoscimento reciproco), sia della qualificazione abilitante all’insegnamento, conseguita presso un paese europeo, non sussistono i presupposti per il contestato diniego. A quest’ultimo proposito, lungi dal poter valorizzare l’erronea interpretazione delle autorità rumene, il Ministero è chiamato unicamente alla valutazione indicata dalla giurisprudenza appena richiamata, cioè alla verifica che, per il rilascio del titolo di formazione ottenuto in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno”.

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EuroUniversity garantirà il piano di studi erogato dall’università estera, con i medesimi contenuti, crediti e ore di tirocinio equiparate a quelle del percorso italiano. Questo tipo di scelta è dettata dal principio in base secondo il quale in sede di riconoscimento è necessario avere una formazione accademica quanto più simile a quella della nazione nella quale si chiede l’inserimento.

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