Con la crisi del lavoro ancora in atto e la conseguente mancanza di manodopera qualificata, negli ultimi anni, moltissimi hanno cercato di spostare l’attenzione dal mondo universitario ai diplomi qualificanti. Ma dai dati Ue 2018 mostrano come la tendenza alla laurea, gratifica e soddisfa le aspettative dei futuri, ingegneri, medici ed economisti. Almalaurea interpella i laureati a 5 anni dalla fine degli studi e chi è laureato in medicina, ingegneria o economia ha un’occupazione.

I dati non premiano chi è laureato in legge, e materie umanistiche. I laureati lavorano di più dei diplomati e guadagnano anche di più: il 38,5 per cento.

Tra tutti gli intervistati, quelli meglio occupati sono i laureati in ingegneria, economia-statistica e professioni sanitarie. In affanno chi ha un titolo giuridico, letterario, geo-biologico e psicologico. I neolaureati, a un anno dal conseguimento del titolo, oltre la metà degli occupati, dichiarano che considerano la laurea “molto efficace o efficace”.

Gli stipendi più alti toccano ai laureati di secondo livello dei gruppi ingegneria, scientifico e chimico-farmaceutico. 1.762, 1.675 e 1.595 euro mensili netti. Mentre il picco più basso si ha con le lauree umanistiche e socio pedagogiche, che sfiorano appena i 1200 euro mensili netti.

Ad un anno dalla laurea, i contratti più diffusi sul mercato del lavoro è quella a tempo determinato, questo dato tocca un terzo degli occupati. Autonomamente lavorano circa il 13,7% dei laureati di primo livello e il 10,9% dei laureati di secondo livello.

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