Abilitazione all'insegnamento conseguita all'estero: l'ok dal Consiglio di Stato

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Abilitazione all'insegnamento conseguita all'estero: l'ok dal Consiglio di Stato

“Spetta al Ministero competente verificare se, e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato da altro Stato o la qualifica attestata da questo, nonché l’esperienza ottenuta nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto, soddisfino, anche parzialmente, le condizioni per accedere all’insegnamento in Italia”

È quanto stabilito dalla Settima Sezione del Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria), con sentenza del 29 dicembre 2022, la quale, in continuità con i pronunciamenti già affermati dalla giurisprudenza della Sesta Sezione, consolida il principio secondo il quale spetta all’autorità competente verificare se, e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato in un altro Stato membro e le qualifiche o l’esperienza professionale ottenute in quest’ultimo (nonché l’esperienza ottenuta nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto), soddisfino, anche parzialmente, le  condizioni richieste per accedere all’attività di cui trattasi.

Il fatto trae origine a seguito del diniego da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso istanza promossa da un cittadino italiano volta al riconoscimento del titolo di formazione professionale relativo al ciclo di studi post-secondari conseguito presso un’Università rumena ai fini dell’insegnamento sul territorio italiano.

Il Ministero, con nota n.5636 del 02/04/2019, aveva sostenuto che i titoli conseguiti dall’appellato non rispettavano i requisiti giuridici necessari al riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2205/36/CE e successive modifiche. Nello specifico il Ministero aveva motivato l’impossibilità di accoglimento della avanzata richiesta di riconoscimento della qualifica professionale per difetto dei requisiti di legittimazione al riconoscimento dei titoli, ai sensi della Direttiva 2013/55/UE, per l’esercizio della professione docente, conseguiti in paese appartenente all’Unione Europea, Romania nel caso di specie.

La Sentenza del Consiglio di Stato, di fatto, ritiene che il provvedimento di rigetto, così come la richiamata nota generale del 2 aprile del 2019 del Ministero dell’Istruzione, siano in contrasto con principi europei oramai consolidati in giurisprudenza.

Infatti, se le Autorità amministrative rumene hanno formalmente chiarito che i laureati in Italia possano insegnare in Romania, anche se nell’attestato rilasciato all’esito del corso manca formalmente l’espressa dizione “abilitante”, quanto stabilito dall’articolo 13, comma 1, del d. lgs. n. 206 del 2007, attuativo della Direttiva 2005/36/CE, chiarisce che se, in uno Stato Membro Ospitante, l’accesso ad una professione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di determinate qualifiche professionali, l’autorità competente di tale Stato Membro dà accesso alla professione e ne consente l’esercizio alle stesse condizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell’attestato di competenza o del titolo di formazione di cui all’art. 11, prescritto da un altro Stato Membro per accedere alla stessa professione ed esercitarla sul suo territorio.

Il testo della sentenza è scaricabile qui

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